ALZATI     Part III  Dietro i suoi occhi blu    By AgenteIsa88

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Camminando per strada Smith si accorse di quanta gente diversa ci fosse in quel mondo, tutti con un odore diverso dagli altri, diverso da quello dell'Oracolo, diverso da quello di Seraph e diverso anche da quello della piccola Sati. Ora però cominciava a farci l'abitudine, gli dava meno fastidio.

"Siamo arrivati!" disse Sati "tu aspetta qui con Seraph... torno subito"

Sati corse verso la scuola lasciando Seraph e Smith che si appoggiò a un palo "come mai se ne andata?" chiese Smith.

"Te l'ha detto, no? Deve presentarti alle sue compagne di classe... anche con me fece così..."disse.

"Ah si?... consigli utili?"

"Fai attenzione... sono spietate..." disse con un mezzo sorriso l'Angelo.

"Lo terrò presente..."

Passati cinque minuti Sati tornò con una decina di bambine dall'aria come quella che hanno le bambine davanti a un nuovo giocattolo, con frasi come "eccolo la" "com'è alto!" "è simpatico?" "gioca?" circondarono Smith. Lui non era molto a suo agio, anni e anni facendo l'agente, altro tempo facendo il Virus, non ha mai sopportato gli uomini, figuriamoci le bambine curiose.

"Avete visto? Lui è l'amico di cui vi avevo parlato, si chiama Smith..." disse Sati che era a capo del gruppo.

Si presentarono un ad una e lui non disse nemmeno una parola, sembravano un branco di iene. Qualche bambina disse "che tipo strano..." altre ancora "ma non sa parlare...?"
Smith si avvicinò a Seraph e gli sussurrò all'oracchio "portami immediatamente via di qui".

"Sati, piccola, ci vediamo dopo la scuola... io e Smith dobbiamo andare." Disse Seraph.

Sati salutò Seraph e Smith e portò tutto il gruppo dentro la scuola. Smith tirò un sospiro di sollievo.



I due fecero un giro nei dintorni.

"In tutto quel tempo in cui eri un Virus... che cosa hai fatto? Dove ti nascondevi?" chiese Seraph.

"Ovunque... mi nascondevo dove potevo. Non facevo altro che moltiplicarmi, mentre la notte non dormivo al pensiero di dover affrontare il signor Anderson..."

"non pensavi ad altro che combattere?" chiese.

"Si, non pensavo ad altro che diventare più forte di lui... tutto il giorno" disse Smith "ora che mi viene in mente, come mai l'altro giorno è venuto solo Morpheus?"

"Cosa intendi dire con 'solo Morpheus'?"

"Il signor Anderson non c'è più, ma con lui c'era sempre la sua amichetta..."

"Ah Trinity! Anche lei non c'è più..." disse guardando per terra.

Smith si fermò "anche lei è morta?... Per colpa...Per colpa mia?"

Seraph fece cenno di si con la testa.

Smith per un momento ebbe quasi un brivido d'eccitazione nel sentire questa notizia. La stessa eccitazione che ebbe anche quando la sua copia nel mondo reale prese in ostaggio Trinity, dopo tante volte che gli era sfuggita scoprì che ora era morta, e per causa sua.

Seraph notò un'aria strana in Smith "forse, credo sia meglio tornare..."



"Davvero, Oracolo, io non mi fido di lui..." disse Seraph.

"Mi stai dicendo che quando ha saputo della morte di Trinity lui era felice?" chiese l'Oracolo.

"Si, l'ho visto coi miei occhi, lui era felice"

"Evidentemente la sua mente ha avuto ricordo di quanto faceva quando era Virus... Lui cacciava Trinity , e come se si fosse sentito soddisfatto per aver portato a compimento una missione." Disse l'Oracolo.

"E per questo che non mi fido, lui secondo me ha in mente ben altri piani che pensare a cambiare." Disse l'Angelo.

"Ma lui sa meglio di noi che se fa un passo falso verrà eliminato, e sta volta per sempre, il motivo per cui è ancora qui è perché in futuro avremo bisogno di lui." Concluse l'Oracolo.



Calò la notte, una notte gelida, e Smith fu lasciato da parte sul divano, a lui non importava tanto, non voleva avere rapporti con quella gente, preferiva stare da solo. Solo a riflettere. Quella notte non c'era neanche la luna. Non aveva voglia di riposare continuava a pensare a ciò che Sati gli aveva detto 'hai gli occhi blu, blu come il cielo, non oscurarlo'. Per un momento si fermò a chiedersi cosa ci facessero degli occhi blu in un uomo come lui...

Forse sono simbolo che non è del tutto cattivo, quel blu rappresenta la speranza che anche uno come lui può cambiare in qualcosa di positivo. Lui non aveva mai fatto caso al colore dei suoi occhi, ha sempre portato gli occhiali, e sinceramente non gli è mai importato. Ma quando Sati gli disse quella frase si sentì stranamente felice. Quel colore cominciava a piacergli.

Era quasi mezza notte e le finestre del salotto erano aperte, facendo entrare un aria gelida come il ghiaccio, Smith non ci fece tanto caso perché era come abituato a quel freddo, però distinse una sagoma nel corridoio, era la piccola Sati, aveva in mano una coperta.

Smith fece finta di dormire, Sati si avvicinò alla finestra e la chiuse, poi si avvicinò a Smith e gli mise sopra la coperta, e gliela sistemò bene "se continui di questo passo ti ammalerai... buona notte" la piccola se ne ritornò in camera sua. Seraph dall'altra parte della stanza lo guardò "è fatta così, ha un cuore d'oro... e tu gli stai molto simpatico" Smith fece finta di non sentirlo e si girò dall'altra parte.



Il mattino dopo Smith si sveglio più tardi del solito, evidentemente aveva preso sonno molto tardi. Non appena aprì gli occhi sentì l'Oracolo parlare con Seraph.

"Proprio così Seraph, non gli è bastato solo il mio aspetto, ora vuole anche i miei occhi... ha detto che se non glieli darò farà uccidere la piccola... e anche me..." disse agitata l'Oracolo.

"Non ti preoccupare, ci penserò io a rimettere tutto a posto, evidentemente questo Merovingio è un tipo incontentabile, ma io posso regolarlo" disse sicuro Seraph.

"Seraph, io capisco che tu voglia renderti utile, ma da solo non c'è la farai... sono tanti gli uomini del Merovingio... ho anche saputo che ha fatto potenziare i due gemelli fantasma"

"Morpheus mi aiuterà sicuramente..."

"Magari potete chiedere anche a Smith di aiutarvi..."

Improvvisamente si sentì la porta di ingresso chiudersi.

L'Oracolo si accorse che in salotto Smith non c'era più.

"Lo prendo io, nelle sue condizioni lo raggiungerò subito..." disse Seraph raggiungendo la porta.

Seraph corse giù dalle scale e vide Smith scappare per la piccola via dov'era anche situata la seconda porta di ingresso del palazzo, così Seraph fece il giro e si fermo ad aspettarlo nell'altra porta di ingresso. Smith si accorse che nessuno lo seguiva, quindi riprese a camminare mentre respirava affannosamente, ormai era poco allenato alle corse.

Arrivato di fronte all'altra porta di ingresso l'Angelo spicco un balzo di alcuni metri e cadde addosso a Smith, facendoli rotolare entrambi sul freddo asfalto di quella viuzza. Seraph afferrò il colletto di Smith "che intenzioni avevi maledetto vigliacco? Volevi scappare forse? Rispondi!"

Smith con le poche forze che aveva cercava di liberarsi dalla presa di Seraph "conosco la forza degli uomini del Merovingio, non voglio avere niente a che fare con lui, e tanto meno con voi..."

"Sei solo un miserabile" Seraph gli diede una gomitata in testa facendolo svenire.

Seraph lo raccolse e entro nell'entrata posteriore del palazzo.
Smith si svegliò sul solito divano. L'Oracolo era sull'altro divano che lo guardava, questa volta non era sorridente. Lui sapeva che la causa era in parte sua, così non trovò il coraggio di guardarla.

"Da te mi sarei aspettata di tutto tranne che questo... sei scappato, sei scappato come un vigliacco. Tu hai ascoltato la conversazione tra me e Seraph a proposito del Merovingio, noi ti chiedevamo aiuto, vogliono uccidere Sati, una cosa simile vogliono fare, è la cosa più disgustosa che si possa fare, uccidere un bambino, e tu hai il coraggio di voltarci le spalle?" disse l'Oracolo.

Smith alzò la testa "Secondo te nelle mie condizioni posso fare qualcosa?"

"Quello che intendo dire io è che sei scappato, questo vuol dire che tu riusciresti a voltare le spalle anche a un compagno in difficoltà durante qualche battaglia... vuol dire che di te non ci si può fidare."

Smith la guardò negli occhi "...no... io non scappo, non so che cosa mi sia preso prima, davvero, ma io non scappo in una battaglia, questo l'ho sempre fatto."

"E allora perché prima sei scappato?" chiese.

"...io... non lo so... ma il cuore ha cominciato a battere più velocemente... ho sentito un brivido...lungo la schiena" disse continuando a guardarla.

"...Tu hai avuto paura Smith... e devi lasciartela alle spalle la paura di morire, altrimenti non sarai mai un bravo guerriero..." disse l'Oracolo.

Era dal giorno in cui ebbe l'ultimo scontro col signor Anderson che non provava una cosa simile, nel momento in cui, dopo aver parlato al posto dell'Oracolo, il signor Anderson si rialzò in piedi, non sapeva cosa stava succedendo dentro di lui, e questo lo impaurì molto.

"Smith, tutte quelle emozioni che provi, sono umane. Hai provato rabbia, frustrazione, odio, nostalgia, perché non provi la compassione? Vuoi lasciare che il Merovingio uccida Sati?" disse l'Oracolo

Smith si fermò un momento a riflettere... lui ha sempre detestato i bambini, ma a differenza degli altri, Sati non aveva paura di lui, Sati ha visto cosa c'è dietro quegli occhi blu, e lo ha capito, pur essendo così piccola. Quella bambina, insieme all'Oracolo, si è presa cura di lui... forse era giunto il momento di sdebitarsi.

"... che... che cosa farò...? Io non posso combattere... se li affronterò come potrò attaccarli? non ricordo più nulla delle mosse di arti marziali..." disse Smith preoccupato.

"Su questo non c'è alcun problema!" disse l'Oracolo "Quando Seraph si allenerà con te, e ti farà combattere, ti farà tornare alla mente tutto ciò che hai dimenticato, così tra qualche tempo sarai di nuovo in grado di affrontare un duello."

"... e quando potranno cominciare questi allenamenti?" chiese Smith.

"Anche domani mattina..." rispose Seraph.

L'Oracolo si sentiva che Smith non avrebbe più provato a scappare.



Cominciarono giorni duri per Smith, dalla mattina alla sera doveva allenarsi con Seraph. L'Angelo possedeva un Dojo, li i due potevano allenarsi quanto volevano. Seraph era un maestro molto severo, non gli lasciava un attimo di tregua. Smith, gia nei primi quattro giorni, riuscì a ricordarsi di molte mosse che ormai credeva non sarebbe mai più riuscito a fare. Cominciava a sentire di nuovo della forza dentro il suo corpo.

Gli allenamenti durarono più o meno due settimane, molto poco perché Smith aveva solo bisogno di rinfrescarsi la memoria. Ogni notte Smith pensava a che cosa stesse succedendo dentro di lui, mai avrebbe pensato che si sarebbe unito all'Oracolo per aiutare quella bambina. Ogni notte Smith tornava stanco morto, si buttava sul divano e dormiva profondamente sino al mattino dopo, all'Oracolo faceva quasi tenerezza.

Non sognava. Non sognava mai nulla. I sogni riflettono le emozioni e le paure che si provano. Ma Smith, come macchina, respingeva tutto questo. Voleva evitare di farsi prendere da queste cose. Tutti i nuovi programmi creati sanno parlare d'amore, non lo possono provare, ma ne possono parlare, l'importante è l'interazione che la parola comporta.

Smith non era un programma vecchio, ma stando tutto quel tempo a contatto con gli umani aveva imparato ad odiare, ad odiare in modo notevole, volendo avrebbe potuto provare amore, ma era lui a non voler provare queste emozioni, le aveva sempre respinte.

Quando ha accettato di aiutare l'Oracolo non l'ha fatto per amore, o avere la pace, come farebbe un umano, l'ha fatto semplicemente perché sapeva di dover un favore all'Oracolo. E l'unica cosa di cui ora ha paura è diventare come loro. Ma Ormai sapeva che niente sarebbe andato come prima.

L'Oracolo per la prima volta era in difficoltà mai prima d'ora non era riuscita a vedere dentro qualcuno, ma per Smith così è stato, l'Oracolo non riusciva a vedere al di là di quegl'occhi blu, era come se lui non volesse di proposito mostrare quello che sentiva


 


AUTORE: AGENTEISA88

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