MATRIOSKA (OVVERO MATRIX DENTRO MATRIX) By Adrena
Lo odio, come ha
potuto permettersi di aggredirmi cosi', non mi ha lasciato nemmeno il tempo di
parlare.
E' vero, puzzava d'alcool ed io non ho avuto la forza di colpirlo, ho solo
schivato i suoi attacchi finche' non sono intervenuti gli altri a tenerlo,
lottando piu' contro le mie reazioni istintive che contro di lui.
Quello che non avrebbe dovuto fare, pero', e' stato il perseverare, continuare
con le provocazioni nei giorni seguenti, senza nemmeno rendersi conto che lo
avevo graziato.
Adesso e' qui, davanti a me, non ha ancora capito nulla e continua imperterrito
a stuzzicarmi.
La tensione nei miei muscoli stava iniziando a salire, sentivo le gambe
irrigidirsi mentre il mio corpo assumeva la posizione di guardia imparata a
Jujitsu.
La gente intorno a noi, i suoi amici e i miei, erano come spariti, eravamo solo
io e lui, come se il tempo si fosse fermato.
Quella stupida creatura iniziava a lanciarsi verso di me, tronfio del fatto di
essere fisicamente piu' grosso e muscoloso, ma questa volta sarebbe andata
diversamente, non sarei certo rimasto immobile e impassibile come l'anno prima.
Questa volta avrebbe dovuto imparare la lezione, senza dubbio.
Sta' quasi per colpirmi, carica il suo pugno mentre corre completamente
sbilanciato in avanti.
Ora!
Afferro il suo braccio; mentre sposto il peso all'indietro punto il mio piede
sull'attaccatura della sua gamba d'appoggio e, rotolando sulla schiena, lo
scaravento dietro di me di qualche metro.
Sentivo una fredda lucidita' e cattiveria nelle mie vene mentre mi rialzavo con
un colpo di reni per prevenire il suo prossimo attacco.
La rabbia lo accecava al punto tale che, rialzatosi, si lanciava un'altra volta
verso di me, in modo ancora piu' disordinato di prima.
Sentivo l'energia dentro di me, proprio dentro lo stomaco, una forza incredibile
che stava per uscire.
Kiai!
Un solo colpo, secco, il mio piede si stacca da terra colpendolo in pieno volto,
lasciandolo per terra tramortito, davanti allo sguardo attonito dei nostri
amici.
Il mio collega di lavoro, sentendo quello strano suono provenire dalla mia
scrivania si alza e compare alle mie spalle: “Ehi?! Tutto bene? Che era quel
grido?”.
Ho caldo, sento il sudore che gocciola dalla fronte, mentre le mie mani stanno
spingendo con forza contro la scrivania e lo sguardo perso chissa' dove nel
vuoto.
“Ho gridato? Scusa, ero soprapensiero. Tutto bene, tranquillo”.
Maledizione, questa voglia di vendetta nei suoi confronti mi fara' perdere la
testa, basta, devo lavorare adesso.
In quell'istante, una piccola macchina aveva appena finito di caricarsi le
batterie e staccava il suo connettore dal mio Pod
AUTORE: ADRENA
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