LA SCELTA By Khaleim
La stanza era
molto spartana. Si trovava su un soppalco metallico e una parete era
completamente composta di finestre in vetro e alluminio. Seduto a capo di un
lungo tavolo da riunioni, Lazarus poteva costantemente controllare la situazione
sotto di lui. La fabbrica che solitamente utilizzavano per quel genere di
incontri era abbandonata da anni, ma i vecchi calderoni in cui l’acciaio
veniva fuso e purificato erano ancora appesi al soffitto. Di tanto in tanto uno
di essi si muoveva lentamente cigolando come l’insegna di un saloon da film
western in una città fantasma.
Controllò l’orologio proprio nel momento in cui, alcuni metri sotto la sua
postazione, Jewel faceva il suo ingresso, seguita da un ragazzo di circa 30
anni. Il giovane era molto dotato ragion per cui era stata decisa la sua
liberazione.
Sentì i passi dei due mentre salivano la scaletta metallica che dalla fabbrica
li avrebbe condotti in quella stanza che con tutta probabilità un tempo era
usata dagli ingegneri per stabilire la linea di condotta da adottare durante la
produzione, in modo tale da poter avere sempre sott’occhio gli operai.
La porta si aprì. Jewel fece segno al ragazzo di sedersi all’altro capo del
tavolo dopo di che scomparve dietro una porta lasciando i due soli.
“Ben arrivato Script” disse quindi Lazarus non avendo mai distolto lo
sguardo dal giovane, il quale ancora non riusciva bene a capire dove si trovasse
e perché era lì.
Vedendolo incerto Lazarus prese in mano un telecomando posto dinnanzi a lui sul
tavolo e accese un televisore posto alla sua destra. Lo schermo tardò qualche
secondo ad accendersi, forse un vecchio monitor a valvole, ma quello che mostrò
subito dopo fece gelare il sangue nelle vene di Script.
“Ecco dove sei in questo momento” disse quindi Lazarus, mentre il ragazzo
osservava inorridito una gigantesca macchina, prelevare da una grottesca quanto
enorme pianta alcuni bozzoli. Non era la macchina a farlo inorridire quanto il
contenuto di ogni singolo bozzolo. Esseri umani.
“Non è possibile…” farfugliò Script.
Lazarus si alzò dalla sedia e avvicinatosi al ragazzo si sedette sul bordo del
tavolo vicino a lui. Finita la sequenza di immagini Script abbassò lo sguardo
sulle sue mani.
Lazarus prese a parlare ora metodicamente, cercando di spiegare, con le giuste
parole, a Script che la sua vita era poco più di un sogno molto realistico, ma
che nascondeva in realtà un terribile incubo.
Ma le sue parole erano praticamente vuote. Si perché arrivavano a Script come
l’eco lontana di una lezione di storia impartita da un bieco insegnante in un
caldo pomeriggio di Giugno, quando pensi alle vacanze ma sei ancora a scuola.
Termini come Matrix, libertà, realtà simulata giungevano alle sue orecchie
ovattati, soffocati dalla paura e dalla rabbia che inevitabilmente lasciavano un
senso di vuoto. Poi alzò finalmente lo sguardo verso Lazarus. “Ecco ragazzo.
Questo è quanto desideravo dirti e capisci ora il perché di tanta segretezza.
Tu sei qui perché hai intuito questa verità da molto tempo, ma non ne hai mai
trovato riscontro. E come avresti potuto? Da solo non avresti mai aperto gli
occhi, e quello che sto facendo ora è proprio aprirti gli occhi”.
Lazarus si scostò dal tavolo e appoggiò due pillole sul tavolo dinnanzi a
Script, una azzurra e l’altra rossa.
“E’ il momento di operare una scelta ragazzo. Mi piace pensare che Matrix in
realtà sia solo un modo per prepararsi a fare questa scelta. Accettando la
pillola rossa verrai con noi, finalmente libero dal giogo mentale cui sei stato
sottoposto in ogni momento sino ad ora. La pillola azzurra servirà a
contribuire allo sviluppo di questa illusione, un modo come un altro per urlare
al mondo che ti accontenti della vita da schiavo che conduci”.
Script osservò gli occhi stanchi di Lazarus.
“Scegli, ora e per sempre” finì Lazarus. Il suo sguardo fisso sul ragazzo
non aveva mai vacillato.
Script si alzò quindi dal tavolo mettendosi di fronte all’uomo che stava
sconvolgendo la sua vita, o non vita a questo punto.
Ma aveva ragione. Lui aveva sempre intuito tutto in una maniera o nell’altra.
Dal sapore del caffè la mattina appena sveglio, o dal rumore dell’acqua nelle
serate di pioggia. E la sua solitudine aveva amplificato il tutto rendendo il
silenzio del suo monolocale più insopportabile del suono generato da un gesso
quando stride sulla lavagna. Guardò Lazarus, poi finalmente il suo cervello
comandò le sue corde vocali che sincronizzate alla lingua iniziarono a emettere
suoni, comunemente conosciuti come parole.
“Quante volte l’hai fatto?” chiese con voce flebile Script.
“Se ti riferisci a quanti ragazzi come te ho liberato, beh, molte volte. Forse
50 se dovessi quantificarle…”.
“Cinquanta volte…” gli fece eco Script. “Ma non ti sei mai reso conto di
cosa facevi? Ti sei mai fermato a pensare alle conseguenze di quanto dicevi a
noi?”.
Lazarus rimase leggermente spiazzato. Aveva già incontrato dei rifiuti che
generalmente si risolvevano in sei fuori di testa amico, ma non gli erano
mai state poste domande simili.
“Capisco il tuo punto di vista ragazzo mio. Non è facile accettare una
situazione tanto drammatica. Noi siamo qui per capire se hai il fegato di
accettare invece il fatto di essere in una prigione. Perché è questo il succo
del discorso. Possiamo girarci intorno quanto vogliamo ma è tutto qui…”.
Script si alzò dalla sedia, girò le spalle a Lazarus e fece qualche passo.
Poi, voltando solo la testa portando il mento sopra la spalla destra lo
interruppe.
“Ma ti rendi conto di cosa stai dicendo?! Siete così immersi, così occupati
a liberare le persone da quella che definite prigionia, che non vi siete
mai fermati un solo istante a domandarvi se era la cosa giusta da fare” disse
quindi alzando il tono della voce.
No. Decisamente dopo anni passati a comandare missioni di quel tipo, questa era
una situazione completamente nuova.
“Non è questione di giusto o sbagliato. E’ un dato di fatto che sei
prigioniero e questo non si può negare...”
“Me ne infischio!” strillò quindi il ragazzo.
Lazarus iniziò a sentirsi a disagio.
Script si voltò verso Lazarus facendo un passo verso di lui.
“Me ne infischio dell’oggettività di quanto dici, perché non si tratta di
qualcosa di oggettivo, ma della mia vita” continuò ora in tono più pacato
Script.
“Si tratta della mia vita capisci? Non è oggettivo ma soggettivo. Tu non mi
stai offrendo di fare una scelta, perché quella scelta l’hai già fatta tu
per me”.
Il ragazzo parve afflosciarsi sulle spalle, portando il mento e lo sguardo in
basso.
“L’hai già fatta la scelta e ora mi chiedi di accettarne le conseguenze. E
questo non è giusto…”.
Lazarus si avvicinò a Script, portando le sue mani sulle spalle del ragazzo.
Cercava delle parole per fargli capire che la drammaticità della situazione era
la menzogna in cui aveva vissuto e non la gelida realtà davanti a cui lo stava
ponendo. Ma le parole gli morirono in bocca. Per la prima volta, nonostante
avesse ripetuto quei discorsi decine di volte a potenziali consapevoli, non
aveva idea di cosa fare e questo lo metteva terribilmente a disagio.
Slot stava comodamente seduto alla sua console.
Queste missioni di routine lo annoiavano costantemente per cui si ritrovava ogni
volta a mandar giù qualche sorso di brodaglia che trangugiava tutti i giorni,
per ingannare il tempo. Avrebbe dovuto dar retta a Link e imbarcarsi con
Morpheus, ma non gli andava di fare l’assistente dell’operatore. Aveva
accumulato molta esperienza e ora voleva un incarico tutto suo.
Buttò un’altra volta l’occhio al codice riscontrando regolarità in ogni
stringa. Niente agenti, niente ricodifiche, niente di niente. Poi sbarrò gli
occhi improvvisamente e aprì istantaneamente una comunicazione con Jewel nella
matrice.
“Abbiamo un problema” disse con tono grave.
“Perché l’hai fatto?” domandò Script a Lazarus, il quale tolse le mani
dalle spalle del ragazzo e voltategli le spalle fece qualche passo verso la
vetrata. Non sapeva cosa rispondere.
Per anni aveva seguito il protocollo del consiglio come fosse un dogma di fede,
ma non si era mai domandato nulla a tal proposito.
“Immagino perché fosse la cosa giusta da fare” rispose quindi. Si morse un
labbro, dannandosi per l’ovvietà di quanto appena detto.
“Giusta per te forse Lazarus. Ma io qui avevo molto e ora non ho più nulla.
Mi hai derubato della mia scelta ponendomi sull’unica possibile strada”.
Lazarus si voltò proprio mentre Jewel faceva irruzione nella stanza con la
pistola spianata.
“Getta l’arma!!” tuonò Jewel.
Script aveva in mano una pistola e in quel momento la puntava contro Lazarus. Il
suo viso era in lacrime e tanto era sconvolto che nemmeno si accorse di Jewel.
“Non ne avevi il diritto…” disse Script con la voce incrinata dalle
lacrime.
“Non avevi il diritto di derubarmi della vita”.
“Io non ti ho derubato ragazzo. Posa a terra l’arma e prendi la pillola
azzurra…scorderai tutto è domani ti sveglierai nella tua stanza senza…”
“No…non funzionerà. Non capisci che se oggi sono giunto sino a qui domani
potrei fare altrettanto?”. Lazarus aveva oramai perso il controllo della
situazione. Sapeva che Jewel avrebbe sparato solo al suo comando, ma era lì per
liberare il ragazzo, non per ucciderlo.
“Non capisco cosa intendi dire Script..”.
“Non me ne meraviglio Lazarus” rispose il ragazzo “ non me ne meraviglio
affatto. Io ero consapevole di Matrix, solo ora me ne rendo davvero conto, ma
l’illusione era tanto forte dal declassare tale consapevolezza al grado di un
vago senso di depressione. Ora so e fra qualche giorno potrei anche ricordare
tutto.”
Fece una pausa in cui deglutì e abbassò la pistola.
“Puoi giurarmi su quanto ti è più caro al mondo che non ricorderò mai nulla
di tutto questo? Lo puoi fare?”
Lazarus rifletté attentamente. Non poteva farlo. Non voleva farlo perché
sarebbe stata una menzogna e un altro passo falso in quel momento non se lo
poteva permettere.
“No, hai ragione su questo. Non posso giurarlo. Ma se vieni con me non dovrai
preoccuparti di questo…se vieni con me sarai finalmente libero anche da quella
depressione che ti attanaglia il petto ogni giorno e ogni notte della tua
esistenza. Vieni con me Script…” concluse Lazarus tendendo una mano al
ragazzo.
Script continuava a piangere silenziosamente.
“E’tardi. Tu hai già scelto per me. Una scelta inevitabile, perché fra una
vita nella menzogna e una vita di stenti e di disperazione non c’è scelta che
possa fare. Solo l’oblio mi garantirà la salvezza, da quelle macchine che tu
tanto odi, da quelli che come te impongono la morale e il futuro a ignari esseri
umani e da quella depressione dalla quale non mi libererei mai. Si….ora so
come guadagnare la libertà…”
Con una mossa veloce Script portò l’arma alla testa. L’urlo di Lazarus e
quello di Jewel furono assorbiti dal rumore sordo dello sparo. Script scivolò
lentamente al suolo in un lago di sangue e mentre la luce nei suoi occhi si
spegneva un ultimo pensiero attraversava la sua mente.
Ora sono libero.
Il consigliere alzò lo sguardo dal rapporto che il comandante Lock gli aveva
sottoposto. Si massaggiò il collo indolenzito maledicendo la sua veneranda età.
Appoggiò quindi comodamente la testa allo schienale della poltrona mentre un
crescente senso di disagio cresceva lentamente dentro di lui. Quanto era
capitato era un fatto decisamente grave e dannatamente serio.
Qualcuno bussò alla porta.
“Avanti” disse secco il consigliere. Entrarono due uomini, uno dei queli di
colore, e una donna di colore anch’essa.
“Capitani Morpheus, Niobe e Synclair a rapporto consigliere” disse l’uomo
di colore.
“Signori…non voglio girare intorno alla questione per cui vado diretto al
sodo” disse in tono grave il consigliere Hamman.
”Quanto è successo al capitano Lazarus ha imposto al consiglio di rivalutare
tutte le tabelle di missione di ogni singola nave”.
“Quindi le missioni sono annullate?” chiese Niobe.
“No capitano, semplicemente sono state riviste. Imponiamo che tutti gli
obiettivi selezionati e valutati siano da ricatalogare. Le vostre navi stanno
per salpare alla volta della quota di trasmissione per cui voi tre siete i primi
che gioveranno delle nuove disposizioni imposte dal consiglio che ora
rappresento”. Il consigliere fece una pausa, osservò i tre capitani poi
continuò.
“Crediamo sia saggio imporre un limite d’età entro il quale un
inconsapevole possa essere liberato. Non possiamo e non vogliamo che quanto
accaduto al capitano Lazarus si ripeta. Ora andate…troverete le nuove
disposizioni sulle vostre navi. Buona fortuna”.
I tre capitani salutarono ed uscirono in silenzio, lasciando solo il
consigliere. Nella sua mente una preghiera per quel ragazzo che non avrebbe mai
conosciuto.
Aprì gli occhi.
Ma la vista era decisamente strana. Come se stesse osservando il cielo immerso
in una vasca d’acqua, le forme tutte distorte e sfocate. Solo che non si
trattava di acqua ma di una sostanza trasparente e vagamente rosa e certamente
vischiosa.
Ordinò al suo corpo di muoversi ma senza risultato. Era sul fondo di una strana
vasca ma respirava e non poteva muoversi. Poi una figura nera oscurò quel poco
di luce che filtrava…
La macchina arrivò dinnanzi al pod segnalato dal sistema. La connessione alla
matrice portante era stata irrimediabilmente persa ma i parametri vitali del
baccello confermavano una continua produzione di energia. Certo la quantità era
calata notevolmente ma ora era stabile.
Controllò gli strumenti di supporto vitale constatandone la corretta
funzionalità. Quindi comunicò i dati al sistema principale attendendo
istruzioni in merito. Dopo qualche secondo la risposta arrivò, ordinando la
revisione del baccello e delle connessioni alla colonna di raccolta. Sino a che
il soggetto avrebbe continuato a produrre energia sarebbe rimasto connesso.
La macchina effettuò i controlli e poi si diresse verso la colonna a fianco,
comunicando al sistema il positivo controllo della strumentazione e dei supporti
vitali.
L’ombra era scomparsa. Il suo corpo ancora immobile non rispondeva a nessuna
sollecitazione e all’improvviso i ricordi dell’incontro con Lazarus si
riversarono nella sua mente come un fiume in piena.
Ora Script sapeva cosa era successo.
Sapeva dove si trovava.
E sapeva anche che l’oblio non l’aveva accolto, risputandolo come un boccone
amaro in un incubo dal quale non poteva liberarsi.
Una lacrima scese lungo il suo viso ma subito si perse nella miscela rosastra
che lo circondava, che lo manteneva in vita.
Non era libero.
Era all’inferno e ci sarebbe rimasto per molto tempo.
AUTORE: KHALEIM
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