THE CHOISE – LA SCELTA  Part II  By Konte

Non aveva chiuso occhio tutta la notte. Era stata una notte breve, troppo breve per placare la sua sete di Linda. Era anche la prima notte che si faceva di ricordi oltre che di alcool.

Il giorno l’aveva colto improvvisamente e altrettanto improvvisamente il pensiero di ciò che l’attendeva, di ciò che avrebbe dovuto fare e che avrebbe fatto, gli diede una nuova risolutezza, una volontà vergine e pura. L’avrebbe trovata!

Pensava ancora alle emozioni provate durante la notte mentre con la sua auto sfrecciava verso la periferia della città e verso la chiesa della Nuova Redenzione dove avrebbe iniziato le indagini per trovare la donna che amava e che non accettava di perdere per colpa di un gruppo di pazzi. Si chiedeva anche se fosse riuscito a parlare con il Reverendo Gilbert che si pensava potesse essere in contatto con Jump e i suoi fanatici. Le informazioni in possesso della polizia descrivevano il terrorista come un uomo molto cortese e affabile, abilissimo nella dialettica e nella manipolazione, dotato di grande acume ed astuzia ma anche di grande personalità e carisma. Era molto riservato, non frequentava nessuno in pubblico e le sue gesta di pirata informatico erano sempre rapide e veloci.

Era considerato pericoloso in quanto ritenuto capace di sobillare la gente diffondendo proclami inneggianti alla rivolta e mirando a far nascere una coscienza sovversiva. Amava agire nel più stretto riserbo e si circondava di collaboratori efficienti e discreti che contribuivano a scorrazzare tra i computer e ad organizzare la rete di attivisti e di seguaci che ingrossavano le fila del loro gruppo. 

Una setta di fanatici che aveva intrappolato Linda e probabilmente l’aveva condannata alla galera o alla morte – pensò Corser – distogliendo lo sguardo dalla strada. Come avevano fatto a convincerla? Come potevano influenzare le persone a tal punto da far loro commettere simili pazzie? E quanti altri si erano avventurati nella loro follia? E quanti altri li avrebbero seguiti? E per cosa poi? E per chi?

L’immagine di Jump era impressa nello foto che teneva tra le mani ed era come se lo guardasse dritto negli occhi, come se in quel preciso momento lo sguardo di quell’uomo incrociasse il suo in un muto segno di sfida. Corser lo guardò attentamente cercando di analizzarne i principali tratti del viso per scoprirne i più essenziali elementi della sua personalità. Tuttavia ciò che vedeva non combaciava perfettamente con ciò che indicavano i rapporti; era soprattutto il suo sorriso che attirava la sua attenzione, sembrava infatti, il sorriso di un uomo in armonia con se stesso e con gli altri e non il sorriso tirato che avrebbe certamente avuto un sovversivo. Quel sorriso infatti era incorniciato dal resto del volto e l’intero sguardo si legava perfettamente con ogni singolo elemento in un quadro d’insieme che denotava, in quel singolo istante di un breve sorriso, un sentimento autentico e genuino.  Gli occhi in particolare sembrava che sorridessero anch’essi; erano grandi e luminosi occhi azzurri e le increspature della pelle attorno ad essi, concedevano a quegli occhi un’espressività particolare, come se vivessero una vita propria. I capelli erano folti e neri, tendenti al bianco ma si notava immediatamente che non erano ordinatamente pettinati ma disordinatamente spettinati conferendo a quell’uomo un’aura invitante e non certamente di compito distacco che un uomo come lui dovrebbe invece suscitare. Certamente l’immagine che quell’uomo dava di se era artatamente costruita per suscitare ammirazione e interesse nei suoi interlocutori, e bisognava ammettere che il risultato era estremamente efficace.

Stava ancora inseguendo i suoi pensieri quando improvvisamente giunse a destinazione. Mike scese dall’auto guardandosi attorno; si trovava nella periferia est della città, una zona meno densamente abitata del resto della città e che lui stesso aveva visitato solo poche volte e solo per lavoro. Indossava abiti borghesi e solo il distintivo appeso al petto lo avrebbe fatto riconoscere come agente di polizia; in ogni caso la sua pistola era ben salda sotto il giubotto e pronta ad essere estratta in ogni occasione. Non sapeva cosa l’attendeva ed aveva preferito portarla con sé per qualunque evenienza. Era una splendida giornata di primavera e il sole aveva ormai superato il limite degli alti grattacieli colpendo in pieno i grandi palazzi e le ampie vie.

Distolse il pensiero da tutto ciò, concentrandosi immediatamente su ciò che doveva fare. Aveva un’indagine da portare avanti e il tempo era prezioso. Si diresse verso il grande portone che segnava l’ingresso della chiesa e che era per metà aperto; lo attraversò con circospezione e un pizzico di nervosismo. Appena dentro fu subito colto da un conato di angoscia; il luogo era inverosimilmente buio e il contrasto con il sole e la luce appena lasciati in strada  era spaventosamente netto. Gli ci volle più di un attimo per abituare gli occhi alla nuova condizione. Le ampie finestre, collocate in alto, erano oscurate da strani e cupi disegni che non permettevano alla luce di filtrare sufficientemente e nell’aria si sentiva un odore di muffa, di chiuso e di sostanze bruciate. Il locale era piuttosto ampio, lungo in profondità e più stretto in larghezza ed era pieno di sedie collocate una accanto all’altra in file ordinate. In fondo si trovava un altare ricoperto da drappi bianchi e accanto all’altare c’era un grande pulpito in legno che sovrastava tutto il resto.

La precaria illuminazione della sala era in qualche modo garantita dalla poca luce solare che filtrava dalle finestre ma soprattutto dalla luce che proveniva da diversi ceri e candele sparsi un pò dappertutto ai lati e in misura maggiore nel fondo della sala, accanto e dietro l’altare.

A quell’ora del mattino la chiesa era vuota tranne due donne che se ne stavano tranquillamente sedute in un angolo in atteggiamento composto e riflessivo. Mike avanzò verso il centro della sala guardandosi intorno mentre le due donne lo ignorarono completamente immerse nei loro pensieri o nelle loro preghiere. Continuò ad avanzare dirigendosi verso l’altare fino a quando l’ingresso nella grande sala di un’altra persona non catturò la sua attenzione. Era entrato da una porticina posta nella parete alla sua sinistra collocata quasi all’altezza del pulpito, senza provocare alcun rumore, come se galleggiasse sul pavimento, come se non volesse in alcun modo spezzare l’inquietante silenzio che, assieme all’oscurità, regnava in quel luogo. Mike lo guardò avanzare verso di se con passo leggero e veloce, ma allo stesso tempo mantenendo un contegno e un portamento che in ugual misura poteva dirsi umile e altezzoso. Indossava esclusivamente una lunga tunica nera  al cui centro, in corrispondenza del cuore era ben visibile una piccola croce bianca.

- Buongiorno agente – salutò l’uomo con cortesia – sono Padre Gilbert, umile sacerdote di questa chiesa, - disse mentre si voltava verso un invisibile pubblico e allargava le braccia con fare sconsolato - spero di poter esserle utile in qualche modo. Lei è della polizia o sbaglio?-

- La perspicacia è sicuramente una delle sue doti Mr. Gilbert – rispose Corser che non aveva smesso un attimo di scrutare il suo ambiguo interlocutore – mi chiamo Mike Corser, e anch’io spero vivamente che lei possa essermi utile. -

- bene allora, la ascolto – disse il prete,

- possiamo parlare in privato? – chiese Mike malcelando una certa diffidenza nei confronti del sacerdote – oh si naturalmente, la prego di perdonare la mia scortesia…venga mi segua – rispose Padre Gilbert il quale cominciò a dirigersi verso la porta da dove era arrivato. Mike lo seguì per un attimo con lo sguardo e poi gli andò dietro con cautela fermandosi solamente all’ingresso della stanza nella quale conduceva la porta dalla quale era sbucato il prete. – Prego si accomodi – lo esortò padre Gilbert mentre apriva una finestra e lasciava entrare nella stanza la luce del sole; era un ambiente non molto grande, con un arredamento semplice ed essenziale, costituito da mobili antichi, o per meglio dire vecchi, interamente in legno scuro, noce probabilmente; vi si trovava un tavolo che fungeva da scrivania davanti al quale erano collocate due sedie, anch’esse in legno, dallo schienale basso e dai grandi braccioli decorati; dalla parte opposta del tavolo si trovava una sedia che, a differenza delle altre, aveva lo schienale alto ed era rivestita con del cuoio imbottito; nella parete opposta a quella dove si trovava il tavolo, era collocato un grande armadio chiuso, largo quasi quanto l’intera parete e alto fin quasi al soffitto. L’arredamento era completato da una grande libreria addossata nell’altra parete libera, completamente ricolma di libri, molti riposti ordinatamente e altri ammassati molto più confusamente. Mike si diresse istintivamente verso la libreria e prese in mano un vecchio libro dalla copertina consunta e dalle pagine ingiallite; erano anni che non sfogliava un libro, tuttavia, quei libri emanavano un fascino strano, un sapore di antiche conoscenze e di vecchia saggezza.

- Il lamento della pace – disse il sacerdote distogliendolo dalla sua ammirazione per quei vecchi oggetti – un vecchio libro di Erasmo da Rotterdam, lei conosce Erasmo da Rotterdam? – no, non lo conosco – rispose Corser osservando libro e sfogliandolo lentamente –

Padre Gilbert era un uomo di bassa statura e di corporatura esile e stare seduto su quella sedia, sovrastato da quella spalliera, lo faceva sembrare ancora più piccolo, quasi inoffensivo. Come poteva quell’uomo così esile, così a modo, essere un fiancheggiatore di pericolosi sovversivi e forse responsabile della sorte della sua donna – pensò Corser – ma probabilmente era quello il loro modo di agire, fingere quello che non erano, mostrarsi innocui e concilianti per poter agire nell’ombra, conquistare la mente e plasmarla lentamente senza che le vittime potessero mai rendersene conto.

- deve sapere  – continuò il prete – che amo particolarmente le cose antiche e soprattutto amo i vecchi libri, amo il loro odore, amo il suono provocato dallo sfogliare delle pagine, ma ciò che amo di più è ciò che essi contengono, il sapere e la saggezza di cui sono intrisi. Prenda il Lamento della pace ad esempio, forse non è un caso che lei lo abbia involontariamente scelto tra tanti, è stato scritto secoli fa, tuttavia, se Erasmo lo avesse finito oggi avrebbe avuto la medesima valenza di allora. E’ un grande inno alla pace, un forte ripudio della guerra, è l’esaltazione della vita e dell’unicità dell’uomo. Ci pensi capitano, sono passati secoli ma ancora oggi, come allora, la civiltà dell’uomo è fondata sulla violenza e sulla guerra. E’ un vero peccato che lei non conosca questo libro ed è un peccato che non lo conoscano milioni di altre persone; forse se tutti lo avessero letto, oggi il mondo che abbiamo creato sarebbe più simile al mondo che abbiamo sognato. - e lei che mondo sogna? – chiese Mike sedendosi a sua volta di fronte a quell’uomo - come disse Erasmo, io sogno un mondo in cui gli uomini forgeranno le spade in vomeri e le lame in falci e riconosceranno finalmente in ogni volto umano un volto fraterno. So bene che è un sogno ambizioso e che forse nessun uomo sarà mai così fortunato da vederlo diventare realtà, tuttavia cerco ogni giorno di agire per mettere sempre un nuovo mattone, per costruire una società fondata sull’amore  e sulla pace, sulla verità e sulla fratellanza -

Mike posò il libro con attenzione e si sforzò di riportare la discussione al tema che gli premeva – bene padre, il motivo per cui sono qui è perché sto cercando una persona che mi sta molto a cuore - prese da una tasca del suo giubbotto una foto di Linda e la porse al prete – si chiama Linda Parker, ha 29 anni, bionda, altezza media e fisico snello. La riconosce? -  Si certo, è una delle nostre fedeli, una ragazza davvero splendida; comunque mi spiace capitano – continuò Padre Gilbert alzandosi dalla sedia e dirigendosi verso la porta della stanza – ma non posso fare altro che rispondere a lei come ho risposto ai suoi colleghi che mi hanno già chiesto la stessa cosa e cioè che non posso aiutarla. – Il prete si alzò lentamente da quella sedia che lo avvolgeva come un utero materno - adesso se vuole scusarmi, ho degli impegni che non possono attendere oltre. – Mike si alzò a sua volta e si diresse anch’egli verso la porta riponendo con cura la foto – d’accordo padre Gilbert, se comunque dovesse ripensarci non esiti a chiamarmi la prego, è molto importante. – Va bene – rispose il prete è rientro nella sua stanza.

 

2

Un’altra notte era passata. Un’altra notte con solo la bottiglia a fargli compagnia.  Mike si svegliò sul divano con ancora addosso l’odore di alcool che gli impregnava gli abiti e gli corrompeva l’anima. Si sentiva uno straccio e guardandosi allo specchio ebbe pietà di se stesso. Decise di ripulirsi e farsi una doccia ristoratrice al termine della quale bevve alcune tazze di caffè  che lo rimisero parzialmente in sesto. I suoi pensieri erano però totalmente occupati dall’immagine della sua Linda, un’immagine dalla quale non riusciva e distaccarsi anche solo per un brevissimo attimo di serenità.

Continuava a sorseggiare l’ennesimo caffè condito dall’ennesima sigaretta quando un lieve segnale sonoro l’avvertì della presenza di una e-mail sul suo computer. Avviò la posta elettronica e la tazza gli cadde dalle mani provocando un sordo rumore di ceramica spezzata e un’ampia chiazza di caffè sparso sul pavimento.

Era Linda a scrivergli, e leggendo la lettera, il cuore gli percuose il petto come un tamburo impazzito. Voleva vederlo, quello stesso giorno, nel pomeriggio, nella chiesa di padre Gilbert.

Mike tacitamente ringraziò il prete e rispose eccitato alla mail confermando l’appuntamento.

 

Il cuore non aveva smesso di battere furiosamente per tutto il tempo che aveva dovuto attendere fino all’ora prestabilita ma adesso che stava entrando in quella chiesa nella quale avrebbe rivisto la donna che amava, sembrava quasi esplodergli nel petto. Entrò nella casa di Dio pieno di ansia mentre la stessa angoscia che l’aveva pervaso la prima volta che vi era entrato, si era tramutata in fervida speranza. La chiesa tuttavia era completamente vuota e Mike, dopo un attimo di indecisione, decise di sedersi in un punto maggiormente illuminato e di aspettare con pazienza che succedesse qualcosa. Attese per pochi attimi, fino a quando vide la figura di padre Gilbert materializzarsi davanti all’altare e fargli cenno di seguirlo. Il giovane si alzò di colpo e, dopo essersi guardato attorno, si diresse verso il prete che nel frattempo era entrato nella stessa stanza nella quale avevano parlato il giorno prima. Mike entrò pieno di eccitazione e vide Linda seduta sul tavolo del prete con il suo meraviglioso sorriso che da solo irradiava la stanza. Stava per precipitarsi verso la donna quando il rumore della porta che si chiudeva alle sue spalle lo fece girare su se stesso. Davanti a lui era fermo Fred Bowmann con una pistola in mano che lo prendeva di mira.

- che diavolo succede – disse il poliziotto rivolgendosi nuovamente a Linda – sta tranquillo Mike – rispose la donna –è solo una formalità – Fred nel frattempo gli andò alle spalle e gli sfilò la pistola che aveva portato con se e che teneva  sotto il giaccone – questa la prendo io – disse l’uomo – spero che non ti dispiaccia. Mike lo guardò con uno sguardo torvo e carico di odio, pronto a scagliarsi verso quel bastardo, incurante dell’arma puntata contro di lui. Linda però intervenne prima che potesse fare qualunque cosa e, abbracciandolo teneramente, calmò la sua sete di sangue. Gli prese il volto tra le mani e lo baciò con passione ma subito si staccò da lui – ascolta Mike – disse la donna – dobbiamo parlare, ma prima permettimi di analizzarti…cerca di capire, dobbiamo premunirci.- Mike era sempre più turbato e confuso e quelle parole non facevano che accrescere il suo turbamento. Linda però lo prese per un braccio vincendo la sua iniziale resistenza e lo fece sedere su una sedia. Bowmann nel frattempo aveva preso uno strano congegno che sembrava una sorta di videocamera e con esso aveva preso a fissarlo. – ok, sto scannerizzando – disse rivolgendosi alla donna che guardava la scena mordendosi un labbro – bene, scannerizzazione completata, è pulito – concluse l’uomo riponendo lo strumento – vi lascio soli, avete molte cose di cui parlare.- concluse, avviandosi verso il grande armadio che ricopriva una parete e che una volta aperto, celava una porta che conduceva in un’altra stanza.. Fred vi scomparve all’interno, chiudendosi alle spalle l’ampia anta dell’armadio e lasciando soli i due giovani.

Linda si sedette di fronte e Mike e gli prese le mani stringendole dolcemente tra le sue – mi dispiace che le cose siano andate così, Mike, so quanto hai sofferto dopo che me ne sono andata ma, credimi, non potevo fare altrimenti.- Mike la guardò fisso negli occhi cercando di scrutare la sua anima e riempiendosi della sua dolcezza – vuoi dire che sei stata costretta a lasciarmi? – le chiese  incredulo – no – rispose la ragazza – nessuno mi ha costretta, è stata una mia decisione…sono stata io a volerlo, ma non c’era nient’altro da fare una volta presa la decisione che ho preso. –

Mike la guardava sempre più incredulo anche se non chiedeva nulla preferendo che fosse la ragazza a spiegare tutto – So che sarà difficile comprendere quanto ti sto dicendo – continuò la ragazza – ma ti prego almeno di avere fiducia in me. Ricordi come ti ho ossessionato con le mie domande e con la mia ricerca di ciò che chiamavo matrix? – si certo – rispose Mike incuriosito – abbiamo anche litigato diverse volte a causa di questa tua mania – bene, adesso so che cos’è matrix e ciò ha sconvolto la mia vita. Probabilmente non mi crederai o non capirai quanto ti dirò, sappi però che è la verità.  – si, ma questo che c’entra con noi due, con il nostro rapporto e con il fatto che mi hai lasciato senza praticamente darmi nessuna spiegazione – chiese Mike sempre più turbato da ciò che gli stava dicendo la sua ex ragazza.

-  conoscere matrix ha radicalmente cambiato la mia vita coinvolgendo purtroppo anche il nostro rapporto. - Rispose Linda accarezzando le mani del suo ragazzo – sappi però che non ho mai smesso di amarti e che non smetterò mai di farlo…qualunque cosa succeda. -

Mike fu felicissimo per quella dichiarazione d’amore che non si aspettava di sentire, non i quei termini almeno, e mostrò la sua gioia con un luminoso sorriso che da tempo non incorniciava più il suo volto.

- immagino che tu adesso voglia sapere cos’è matrix – continuò la ragazza, la quale al cenno affermativo di Mike proseguì – matrix è tutto ciò che ti circonda…ed è anche te stesso. Devi sapere che la realtà come tu la vedi non è la realtà reale. Ciò che tu pensi sia vero…in realtà non lo è. In realtà non è altro che matrix.-

Mike tolse le mani da quelle di lei e si appoggiò allo schienale della sedia sempre più incredulo – matrix quindi – continuò Linda incurante dello sbalordimento del ragazzo – è semplicemente una realtà virtuale all’interno della quale ciascuno  di noi è costretto a recitare la parte della vita. In realtà quindi, quello che ti sembra il mondo reale non è altro che una finzione creata appositamente per nasconderti la verità, per nasconderti il vero mondo reale.-

Mike ormai la guardava con uno sguardo inebetito, assolutamente incredulo su ciò che stava sentendo. Doveva essere impazzita, pensò, che diavolo di discorso è questo. Come può pensare che la vita che sto vivendo non sia vera? –mi stai dicendo che questa stanza in realtà non esiste, così come questa sedia o come l’intera città? – chiese alla ragazza – o magari non esistiamo nemmeno io e te? –

- hai in parte afferrato il concetto – rispose Linda -  è vero che tutto ciò che ci circonda in realtà è solo un’illusione creata appositamente per nasconderti la verità, tu e io però esistiamo, anche se in un altro luogo e in un altro tempo-

A queste parole Mike si alzò di scatto dalla sedia cominciando a scuotere la testa in segno di disapprovazione – tu devi essere impazzita – disse rivolgendosi alla donna – oppure mi stai prendendo in giro.

Linda si alzò a sua volta, lo raggiunse e ponendoglisi di fronte, gli prese il viso tra le mani guardandolo con uno sguardo carico di muta implorazione – sapevo che non ti sarebbe stato facile credermi, ma ti scongiuro di farlo. Io ti sto offrendo solamente la verità e l’opportunità di venire con me in un mondo nuovo, nel quale potremo stare per sempre insieme.-

Mike la guardò compassionevolmente e si distaccò da lei – io voglio vivere con te in questo mondo. Ti prego, smettila con queste sciocchezze e torniamo a casa. Ti prometto che ti aiuterò a scagionarti dalle accuse di terrorismo che ti sono state mosse e poi potremo riprendere la nostra vita, felici come lo eravamo un tempo-

- non posso farlo Mike- gli rispose Linda – non dopo quello che so e dopo quello che ho vissuto. Adesso non puoi comprendere, ma quando ti rivelerò la verità…allora capirai. – la ragazza si voltò e tornò nuovamente a sedersi, seguita dal giovane ufficiale. Attese che Mike si fosse seduto ed estrasse da una tasca un piccolo contenitore metallico dal quel tirò fuori due specie di pillole, una rossa e una azzurra  - ricordati che ti sto offrendo la verità e un futuro insieme. – aprì le mani mostrando le due pillole all’uomo – se prendi la pillola azzurra sarà come se oggi non fosse successo niente e mi ricorderai come un, spero piacevole sogno. Se invece prendi la pillola rossa vedrai il mondo di cui ti ho parlato, la tua vita cambierà totalmente e finalmente potremo stare di nuovo insieme -

Mike guardò le due pillole perplesso – e se non volessi prendere nessuna delle due? – mi spiace Mike – rispose la donna – devi necessariamente prenderne una, gli altri non ti lascerebbero andare altrimenti. E’ una scelta che devi necessariamente fare, ed è una scelta che spetta solo ed esclusivamente a te. Ricorda che non ci saranno altre occasioni.–

Mike la guardò sorridendo ironicamente – non mi lasci molte alternative – le disse – mi dispiace ma non voglio entrare in questa pazzia. –

Prese la pillola azzurra e la portò alla bocca.

Linda si lasciò sfuggire un gemito sommesso rendendosi conto che stava perdendo il suo uomo per sempre.

Mike ingoiò la pillola tenendo lo sguardo fisso sulla ragazza e immediatamente dopo sentì Linda dire –addio amore mio. –

Poi più nulla  

 

3

Gli addetti sanitari lo stesero malamente su una barella e lo caricarono sulla loro ambulanza imprecando sommessamente contro quell’uomo che li aveva costretti a quell’improvvisa uscita notturna. Il proprietario dell’appartamento li aveva chiamati dopo essere entrato in casa di Mike per un controllo assieme a Joe che era visibilmente preoccupato per l’amico di cui non aveva più notizie da almeno tre giorni;  lo avevano trovato accasciato su una poltrona con accanto diverse bottiglie vuote e una confezione di potenti tranquillanti; cercarono inutilmente di scuoterlo ma niente sembrava avere più effetto sul suo corpo e soprattutto sulla sua mente devastata dall’alcool e dalle medicine.

I sanitari, dopo aver letto i suoi dati personali gli iniettarono due dosi di un potente farmaco che lo fecero sobbalzare sulla barella ma non lo scossero dal suo stato di  incoscienza.

Collasso cerebrale dovuto a prolungato utilizzo di alcolici combinati con farmaci fu la prima diagnosi, rivelatasi poi quella corretta. Semplicemente Mike aveva deciso di alienarsi dalla sua penosa realtà immergendosi completamente nei suoi ricordi e nelle sue emozioni artificiali fino a crakkare il suo sistema cerebrale.

Davanti casa, una donna bionda, di altezza media e dal fisico snello li osservava in disparte facendo trasparire dal suo volto una espressione di rabbia impotente mista ad amorevole disperazione per quell’uomo ridotto a poco più di una larva. Avrebbe voluto aiutarlo ma si costrinse a restare in disparte fino a quando la figura di Last apparve dietro di lei - non saresti dovuta venire – disse l’uomo – questa volta è proprio ridotto male, mi chiedo se riuscirà mai a riprendersi – rispose Linda - e io mi chiedo fino a quando dovrai continuare a  preoccuparti per lui. Ha fatto la sua scelta e adesso ne paga le conseguenze– la interruppe l’uomo spazientendosi – non posso fare a meno di amarlo ancora e di sentirmi in colpa per lui. E’ colpa mia se si è ridotto così. - La donna riusciva a stento a trattenere le lacrime e Last cercò di rassicurarla – non è colpa tua, tu hai fatto il possibile per aprirgli gli occhi. Mi dispiace molto per lui, ma adesso devi concentrarti su ciò che ci aspetta. – Linda sorrise e lo guardò con astio – maledetta pillola rossa.-

AUTORE: KONTE

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