THE DREAMER – PART I
- Nooooo -
Il buio della stanza piombò sui colori che fino a qualche istante prima gli erano esplosi davanti gli occhi in un caleidoscopio sfavillante e orrendo.
Buio. Era solo un sogno, un altro stramaledettissimo incubo.
- calmati Jack, va tutto bene – la voce di sua moglie gli giungeva alle orecchie come un eco lontano mentre ancora cercava di controllare il battito impazzito del suo cuore e l’incessante pulsare delle tempie. Il respiro affannoso cominciava a diventare regolare mentre gli occhi si abituavano al tranquillizzante calore dell’oscurità.
- Un altro incubo? – gli chiese Mary preoccupata per quell’infinita serie di strani sogni che notte dopo notte sembravano perseguitare il marito
- si, ma questa volta diverso dagli altri, era…come se fosse reale, tremendo e reale –
- niente macchine che uccidono uomini? –
- no, questa volta si trattava di me, mi sembrava di essere all’interno di un contenitore trasparente, immerso in uno strano liquido e con una serie di tubi attaccati in tutto il corpo. Riuscivo a malapena a muovermi e provavo una tremenda sensazione di impotenza, di paura, di orrore. -
- coraggio caro, è tutto finito adesso, vuol dire che ne farai un altro libro – disse la donna abbracciando teneramente il marito ancora leggermente scosso dal terribile incubo
- a volte mi chiedo se questi sogni mi aiutano a scrivere i miei romanzi o se sono i miei romanzi a farmi avere questi incubi.
Si coricarono nuovamente e il calore dell’oscurità li avvolse ancora una volta e di nuovo strani incubi invasero la mente di Jack Grace come piccole cimici, fonti di angoscia e di ispirazione.
La mattina seguente, come ogni mattina, Jack si recò presso il suo studio alla casa editrice New Life per correggere le bozze della ristampa del suo ultimo libro e per mettere su carta le sensazioni e le emozioni che l’incubo della notte gli avevano procurato. Forse sarebbe venuto fuori un altro racconto di successo, la gente sembrava amare le sue visioni oniriche della realtà.
All’ingresso la segretaria lo salutò come sempre cordialmente e gli annunciò che lo attendevano tre signori che avevano chiesto di lui.
Una volta dentro lo studio Jack vide i tre uomini seduti davanti alla sua scrivania che lo attendevano compostamente e in assoluto silenzio.
Si diresse verso la sua poltrona – buongiorno signori, sono Jack Grace, a cosa devo il piacere?
- salve signor Grace – rispose uno dei tre – mi chiamo Black, agente Black, e questi sono gli agenti Green e Brown. E’ un piacere conoscere di persona il famoso Konte, il più importante scrittore degli ultimi tempi -. Avevano uno strano modo di fare, molto pacato, quasi riflessivo, ma era l’abbigliamento che colpiva maggiormente. Avevano tutti lo stesso abito nero e portavano tutti occhiali scuri.
- Vi ringrazio ma non sono poi né così famoso né così importante. Comunque ditemi signori, cosa posso fare per voi? – Jack si sforzava di mantenere un atteggiamento cordiale e amichevole cercando di mascherare quanto più possibile la sensazione di inquietudine che quegli uomini trasmettevano
- mi dica signor Grace – continuò Black – quali sono le fonti da cui traggono origine i suoi romanzi-
- non capisco il perché di questa richiesta – rispose lo scrittore che sentiva cominciare a montare dentro di se una sorta di ostilità verso quella indebita ingerenza nel suo lavoro – e comunque si tratta di segreto professionale, non vedo il motivo perché io debba svelarvi le mie fonti-
- mi vedo costretto a insistere signor Grace e a chiederle nuovamente da cosa trae ispirazione -
Jack cominciava a spazientirsi e allo stesso tempo a incuriosirsi verso quell’insolita situazione
– potrei saper il motivo di questa assurda richiesta? – chiese cercando di far luce sulle motivazioni che spingevano quegli uomini a interessarsi al suo lavoro
- no, non può – fu la laconica riposta risposta dell’agente Black
- mi spiace allora, ma non posso aiutarvi – rispose lo scrittore cercando di assumere un tono e un atteggiamento alquanto accondiscendente ma allo stesso tempo determinato
- vuole dire che non intende collaborare? –
- collaborare a cosa? Comunque no, non intendo rispondere a questa domanda …né ad altre, quindi se volete scusarmi..sono molto impegnato -
- mi rincresce molto signor Grace, vuol dire che dovremo costringerla -
Si ritrovò disteso su uno squallido letto al centro di un’anonima stanza con una forte luce bianca che pendeva dal soffitto dritta sul suo volto e che gli rendeva penoso tenere aperti gli occhi. Riuscì a malapena a vedere i tre uomini che si affaccendavano attorno ad uno stramo meccanismo che si trovava accanto al suo letto e da cui sbucavano alcuni fili che andavano a finire sulla sua testa. Provò ad alzarsi ma scoprì che era ammanettato al letto e che anche la testa era bloccata da qualcosa fissata sulla fronte. Fu immediatamente preda del più assoluto panico e cominciò ad urlare come un ossesso invocando aiuto e chiedendo di essere liberato. I tre agenti non si lasciarono minimamente intimorire da quelle grida e con tutta calma e naturalezza gli iniettarono qualcosa che in pochissimi istanti cominciò a fare effetto. Dapprima la testa si mise a roteare vorticosamente, poi il corpo cominciò ad irrigidirsi e a diventare sempre più pesante; le palpebre diventarono due enormi macigni ed in breve, piombò in uno stato di quasi catalessi nel quale tutto il corpo era immobile ma il cervello era allo stesso tempo confuso e vigile.
- Avevamo ragione, inseriscono flashback nella sua memoria durante la fase REM – disse l’uomo che si era presentato come agente Black
- mi chiedo come facciano – lo interruppe Brown guardando Jack da dietro i suoi occhiali scuri
- i dati sono in fase di elaborazione…presto avremo una risposta.-
Black si avvicinò a Jack e si sedette sul bordo del letto – la ringrazio per la collaborazione signor Grace, e sono felice di comunicarle che da oggi i suoi incubi sono finiti.
Addio. –
AUTORE: KONTE
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