Non riusciva a staccare gli occhi dallo schermo del suo computer, incantato dal pulsare del cursore che sembrava battere allo stesso ritmo del suo cuore.
Finalmente aveva finito il suo lavoro, aveva terminato il suo racconto e improvvisamente il peso di quei lunghi mesi di solitudine e angoscia cominciava lentamente a soffocarlo. Ricordava distintamente il momento in cui era entrato in quella sperduta casetta di campagna, sopraffatto, senza motivo apparente, dal terrore di essere perseguitato e seguito da qualcuno che volesse fargli del male, qualcuno che ricordava solamente nei pochi sogni notturni che riusciva a fare.
Si accese l’ennesima sigaretta e guardò assente le spirali di fumo azzurrognolo che si addensavano e danzavano sopra la sua testa. Quella casa era abbastanza grande per una sola persona e ciò non faceva che accrescere il senso di solitudine che provava. Nell’aria c’era un cattivo odore di chiuso e di polvere, di cibo andato a male e di fumo, e tutto l’ambiente era permeato da un estremo disordine che a volte sfociava in sporcizia. Bottiglie, piatti e bicchieri sporchi erano sparsi un po’ ovunque, e in ogni angolo della casa c’erano oggetti fuori posto come se volutamente fossero stati riposti a casaccio.
Aspirò un’intensa boccata godendosi il fumo che lentamente scendeva nei suoi polmoni. Aveva ripreso a fumare da quando sua moglie l’aveva lasciato impaurita dalla sua paranoia che lentamente andava trasformandosi in pazzia. E le sigarette erano ormai la sua unica compagnia così come quei maledetti sogni che faceva da sveglio e che non riusciva ormai più a distinguere se fossero reali o solamente sogni. Ricordava la preoccupazione di Mary ogni volta che i sogni lo assalivano durante il giorno, i suoi insistenti inviti a fare dei controlli sanitari e infine la sua resa di fronte all’aggravarsi delle sue condizioni mentali.
Si era rifugiato in quel luogo sperduto per sfuggire a degli immaginari persecutori, per convivere con i suoi sogni e per trasformarli in un libro. Ricordava le giornate passate in un’estenuante alternanza di sogni e di scrittura. Giorno dopo giorno le sue visioni aumentavano così come le pagine del suo libro, mentre le notti rappresentavano gli unici momenti di assenza di sogni, tuttavia tormentate dalla paura di essere sorpreso da uomini senza scrupoli.
Il trillo del suo telefonino lo fece improvvisamente ridestare dai suoi pensieri, gettandolo in un profondo vortice di paura. Teneva sempre spento il cellulare e da mesi non parlava con nessuno. Si chiese come potesse squillare dato che era spento e soprattutto si domandò chi lo cercava. Decise di non rispondere ma, mentre stava per spegnerlo, la sua curiosità ebbe il sopravvento e azionò il ricevitore
- ciao Konte – era una voce femminile quella che sgorgava dal telefono, una voce calda, suadente e stranamente familiare
- chi sei – chiese Grace a quella donna che sembrava conoscerlo profondamente -
- non ha importanza chi sono- rispose la voce - è importante invece quello che ho da dirti. So che hai finalmente completato il tuo racconto –
- come diavolo fai a sapere del mio racconto- la interruppe lo scrittore – e chi diavolo sei? –
- avrai presto delle risposte – continuò la donna – ma non ora. Adesso devi sapere che sei in pericolo, io posso aiutarti, ma dobbiamo vederci subito –
- che significa che sono in pericolo, in pericolo da cosa? – Jack cominciava a spazientirsi e quelle affermazioni non facevano che aumentare lo stato di panico in cui si trovava-
- ascoltami Konte – riprese la donna – ci sono degli uomini che vogliono impossessarsi del tuo racconto e vogliono prendere te. Non ti permetteranno di pubblicarlo quindi non contattare la tua casa editrice. Prendi il racconto e vieni stasera in città. Accanto la chiesa di St. James c’è un vecchio bar in disuso. Mi troverai li ad attenderti.-
Jack non fece in tempo a rispondere che già la donna aveva chiuso la chiamata. Resto per un lunghissimo attimo a fissare il telefono tra le mani, come svuotato da ogni pensiero. Voleva mandare tutto al diavolo, del resto forse si era trattato di un altro sogno, forse stava diventando completamente pazzo. La voce di quella donna però era come il canto delle sirene, pericolosa ma irresistibile. Inoltre lei aveva saputo stimolare qualcosa che era più forte della sua paura, la sua curiosità.
Improvvisamente sentì scorrere nelle sue vene una forte ondata di adrenalina, un nuovo impulso vitale che velocemente si andava impadronendo del suo essere.
Decise che doveva andare, che doveva parlare con quella donna, che doveva capire cosa gli stava succedendo.
Tre ore più tardi guardava da dietro il finestrino della sua automobile l’entrata del bar dove quella donna lo stava presumibilmente aspettando. La sigaretta che teneva tra le dita stava ormai spegnendosi ma lui non trovava la forza per decidersi a lasciare l’auto ed entrare in quel locale dove forse avrebbe trovato tutte le risposte alle sue domande. O forse era quello che gli faceva più paura. Forse erano le riposte a terrorizzarlo.
D’un tratto però diede uno strattone allo sportello e scese dall’auto. Si guardò in giro con circospezione cercando di notare figure sospette, si strinse dentro il suo impermeabile, mise la mano nella tasca destra per controllare se il dischetto con il racconto era ancora al suo posto e, finalmente, si avviò verso l’ingresso del locale.
L’interno era debolmente illuminato e gli ci volle un po’ per abituare gli occhi alla nuova condizione. Il locale era squallido e cadente oltre ad essere deserto, tranne due persone che stavano sedute ad un tavolo in fondo alla sala. Jack si mosse verso di loro e si fermò davanti al tavolo guardando meravigliato l’uomo e la donna che vi erano seduti.
- Benvenuto Konte – disse la donna sfoggiando un timido ma rassicurante sorriso – io sono Cassandra e lui è Adam – io ti conosco –la interruppe Jack – so chi sei. Sei una dei protagonisti del mio racconto e ti ho vista moltissime volte nei miei sogni. Com’è possibile? Tu non sei vera? -
- in parte hai ragione, non sono del tutto vera, almeno non qui e non ora – rispose candidamente Cassandra acuendo in tal modo quella sensazione di meraviglia mista a prostrazione che si era impossessata di Grace.
Era una donna giovane, molto bella, con capelli soffici e biondi che fluivano fino alle spalle impreziosendo un volto segnato da due splendide labbra e da occhi scuri e profondi. La corporatura esile e agile allo stesso tempo era evidenziata da una maglia nera, molto aderente che metteva in risalto la pienezza dei suoi seni mentre un paio di jeans chiari molto attillati fasciavano il resto del suo corpo perfetto. L’uomo che lei aveva chiamato Adam, invece, sembrava essere molto robusto anche se era coperto da un giaccone di pelle nero che lo rendeva allo stesso tempo misterioso e inquietante. Il suo volto scuro era serio e contratto e gli occhiali neri che portava anche in quel posto così buio contribuivano a renderlo ancora più enigmatico.
- Accomodati ti prego – continuò Cassandra – hai molte domande che esigono una risposta ma devi sapere che molte risposte tu già le conosci mentre altre ti sembreranno incomprensibili -
- infatti continuo a non capire – disse Grace dopo essersi seduto di fronte ai suoi interlocutori -
- perché tutto dipende dagli occhi con cui guardi le cose. La realtà che ti circonda, ad esempio, non è quella che vedi, non è la vera realtà. La vera realtà è quella che tu hai sognato e che hai descritto nel tuoi racconti. La vera realtà non è attorno a te, ma dentro di te. -
- vuoi dire che quello che ho sognato non erano solamente sogni? – chiese lo scrittore sempre più turbato
- Esattamente. E io ne sono la prova, non credi? Tu hai sempre creduto che io fossi solamente un personaggio dei tuoi sogni, e invece eccomi qui davanti a te -
- ma allora, chi mi assicura che anche questo non sia un sogno? - incalzò Jack
- giusto, potrebbe essere un sogno oppure potrebbe essere la realtà…o qualcos’altro! Io ti mostrerò la vera realtà, se tu lo vorrai, ma prima abbiamo bisogno del tuo aiuto, o meglio, abbiamo bisogno che tu continui ad aiutarci. -
- cosa volete da me? – chiese Grace cercando di mettere ordine ai pensieri che si addensavano sempre più tumultuosamente nella sua mente
- devi sapere che i sogni che ti hanno permesso di scrivere il tuo racconto sono stati in qualche modo indotti da noi -
- perché? – ringhiò Grace – e perché io? -
- abbiamo scelto te perché sei un ottimo scrittore e perché la tua mente non era completamente offuscata dalla menzogna, e lo abbiamo fatto per fare in modo che il tuo romanzo, che come ti ho detto rappresenta la verità, sia letto e conosciuto dalla maggior parte delle persone possibile, affinché quindi, quanti più uomini possibile comincino ad intravedere la vera realtà -
- non ho ancora capito però cosa volete da me -
- davvero non lo hai ancora capito? Vogliamo il tuo racconto, il dischetto con il tuo racconto -
- non vedo il motivo per cui dovrei darvelo – la interruppe – se davvero volete che sia letto, io posso farlo pubblicare e fare in modo che venga diffuso capillarmente -
- tu credi di poterlo fare, ma in realtà non puoi. La tua casa editrice è controllata da persone che difendono questo sistema, questa non realtà, e impediranno la pubblicazione del libro. L’unico modo per pubblicarlo è quello di consegnarlo a noi, per questo adesso ti chiedo di darmi il dischetto, ci penseremo a noi a pubblicarlo. -
Proprio in quel momento un tonfo sordo invase l’ambiente e le porta del locale si spalancò. Cassandra e Adam si fiondarono in piedi imprecando e impugnando allo stesso tempo delle pistole automatiche puntandole verso l’ingresso. Entrarono tre uomini, ma prima ancora che potessero dire una parola, la coppia cominciò a sparare nella loro direzione svuotando loro addosso i caricatori delle pistole.
Jack nel frattempo si era buttato fuori dalla linea del fuoco e guardava incredulo quegli uomini che sembravano schivare, con dei movimenti tanto veloci da essere appena percepiti, le pallottole che venivano esplose verso di loro. Esaurito il primo caricatore, Adam prese una sedia e la scagliò contro una finestra per permettere una via di fuga, ma il vetro frantumato rivelò che la finestra era ostruita con una grata metallica.
- quei bastardi hanno cambiato il codice – disse rivolgendosi a Cassandra mentre inseriva un nuovo caricatore nella sua pistola. Quest’ultima invece era rimasta immobile con la pistola puntata verso i tre uomini e con uno sguardo carico di odio-
- Salve Cassandra – disse uno dei tre – è un piacere rivederti, purtroppo per te però, questa volta non puoi fuggire -
Grace li guardò con più attenzione notando che i tre erano vestiti in maniera identica, con un abito scuro dal quale spiccava la camicia bianca e la cravatta nera. Tutti portavano gli occhiali scuri e l’auricolare all’orecchio. Ma la cosa più sorprendente era che anche loro avevano fatto parte dei suoi sogni, li ricordava, anche se in maniera indistinta mentre complottavano contro di lui che giaceva immobile su un letto.
- Signor Grace – disse poi rivolgendosi allo scrittore – è destino che ci si debba incontrare – anche se immagino che lei non ricordi nulla del nostro precedente incontro -
- che cosa vuoi Black? - gli chiese Cassandra impugnando nervosamente il calcio della sua pistola
- esattamente quello che volete anche voi – rispose Black – voglio il dischetto. Sono convinto che il signor Grace non farà obiezioni a consegnarmelo -
Per risposta cassandra ricominciò a sparare, seguita da Adam, ma anche questa volta i tre uomini riuscirono a non essere colpiti e, una volta terminati proiettili, si scagliarono contro la coppia. In un primo momento sia Cassandra che Adam riuscirono a contenere l’assalto di Black e dei suoi compagni, schivando o parando i pugni che gli scagliavano addosso, ma la loro resistenza durò solo pochi attimi. La donna, dopo aver ricevuto un colpo al volto che la fece barcollare, fu letteralmente scaraventata da Black contro il bancone del bar mentre Adam ricevette un pugno in pieno petto che lo scagliò conto la parete con una forza indescrivibile.
Black, mentre gli altri si preoccupavano di immobilizzare la coppia che giaceva tramortita al suolo, si sistemò il vestito e si rivolse allo scrittore
- vuole adesso darmi il dischetto signor Grace -
- vaffanculo – rispose Jack in preda ad una sorda rabbia – chi siete e come diavolo sapevate che ero qua? -
- davvero non lo ha ancora capito? Non ha capito che siamo stati noi a crearle quello stato di paranoia e a spingerla a cercare rifugio in campagna? L’abbiamo controllata per tutto questo tempo e le abbiamo permesso di scrivere il racconto solo per capire come facevano i ribelli a trasmettere i sogni che lei faceva e, infine, per catturarli. Adesso il momento è giunto. Mi dia il dischetto. -
- vaffanculo – rispose nuovamente Jack preparandosi a scagliarsi contro quell’uomo
- vuole dire che non intende collaborare? mi rincresce molto signor Grace, vuol dire che dovremo costringerla -
*****
Mary Grace aveva aspettato fino all’ultimo prima di decidersi a farlo. Non avrebbe voluto, ma Jack sembrava davvero risoluto nell’e-mail che le aveva mandato. Non si vedevano da mesi ormai, ma lei aveva continuato ad amarlo e sperava che un giorno tutto quell’incubo sarebbe terminato. Ma invece di vederlo ricomparire da lei, aveva ricevuto quello strano messaggio nel quale gli mandava il suo ultimo racconto chiedendole di diffonderlo in internet nel caso non avesse avuto sue notizie per 24 ore.
Forse era la sua solita paranoia, ma questa volta sentiva che c’era davvero qualcosa che non andava. L’aveva fatto per lui, perché forse quel racconto era l’ultima cosa che li avrebbe legati, anche se adesso milioni di persone avrebbero gratuitamente potuto leggere l’ultimo atto di Konte.
AUTORE: KONTE
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